
IL RISCHIO NON È LA TECNOLOGIA O COMUNQUE NON SOLO
30 Maggio 2026In questi giorni si legge molto sulla proposta di riforma e, dopo anni di esperienza sul campo, alcune riflessioni mi diventano inevitabili.
Quando la responsabilità segue la competenza ma non i poteri, il nodo non è normativo bensì capire a chi serve davvero questo nuovo equilibrio.
Sul piano giuridico, i ruoli e le responsabilità sono definiti ed accertati caso per caso.
Sul piano reale il sistema deve operare ogni giorno, ben prima che un giudice intervenga.
E allora mi domando: CUI PRODEST?
C’è molto dibattito sulla proposta di riforma delle responsabilità nella sicurezza sul lavoro dove si parla di rafforzamento del ruolo dell’RSPP, di nuove responsabilità, di riequilibrio rispetto al Datore di Lavoro.
Non si discutono i buoni intenti della riforma ma diventa necessario dare una risposta chiara, da tutti i punti di vista, alla domanda in apertura.
DISTANZA TRA NORMA E REALTÀ
Il quadro normativo è noto:
- l’RSPP è una figura tecnico‑consulenziale
- non dispone di poteri decisionali o di spesa
- non esercita vigilanza operativa
- non è destinatario di sanzioni dirette nel D.Lgs. 81/08
Allo stesso tempo, nella pratica:
- il suo operato viene analizzato nei procedimenti
- le sue valutazioni tecniche vengono verificate
- può essere coinvolto nei profili di responsabilità
Non per il ruolo in sé ma per la qualità tecnica dell’attività svolta.
CRITERIO SOSTANZIALE: LA COMPETENZA TECNICA
Nel tempo si è affermato un criterio sempre più evidente: non è determinante solo il ruolo formale ma la funzione tecnica effettivamente esercitata
Quando un rischio è:
- conoscibile
- prevedibile
- valutabile
diventa rilevante individuare chi, per competenze, era nella posizione di analizzarlo e segnalarlo e in questo perimetro si colloca anche l’RSPP.
COSA CAMBIA CON LA RIFORMA
La proposta non introduce una discontinuità assoluta.
Piuttosto tende a rendere più esplicito e strutturato un orientamento già presente
All’interno di una direzione più ampia:
- maggiore valorizzazione dell’organizzazione
- maggiore attenzione alla prevenzione documentata
- maggiore rilevanza delle competenze tecniche
PRINCIPIO CHE NON PUÒ ESSERE PERSO
In questo passaggio evolutivo c’è però un punto che deve restare centrale: l’intero sistema della sicurezza deve essere orientato alla tutela del lavoratore inteso in senso pieno, e cioè, chiunque operi nel sistema, inclusi i professionisti esterni chiamati a svolgere funzioni tecniche.
Non si tratta di equilibrare ruoli ma si tratta di prevenire il danno reale.
NODO STRUTTURALE
Rimane però un tema aperto: l’allineamento tra responsabilità e potere
Perché, nel modello attuale e prospettico:
- le competenze tecniche aumentano
- le responsabilità si chiariscono
- i poteri operativi restano invariati
Questo disallineamento non è nuovo ma diventa più evidente.
UNA DINAMICA GIÀ IN ATTO
Quando:
- i confini tra ruoli si avvicinano
- le responsabilità si rendono più definite
diventa fisiologico che aumentino le esigenze di coordinamento tra le funzioni
In assenza di questo coordinamento:
possono emergere tensioni sui perimetri di responsabilità
Non è una criticità nuova anzi è una dinamica già presente, che si scopre in secondo tempo.
in assenza di coordinamento, il sistema tende ad accumulare tensioni sui perimetri di responsabilità, con effetti che nel tempo possono diventare non più sostenibili.
EFFETTO OPERATIVO CONCRETO
Il ruolo dell’RSPP richiede oggi:
- competenze tecniche elevate
- capacità di lettura organizzativa
- gestione strutturata delle informazioni
In un contesto di crescente complessità la selezione delle figure professionali diventa sempre più rilevante, con una possibile conseguenza: maggiore difficoltà nel reperire profili adeguatamente strutturati.
PUNTO CRITICO DEL SISTEMA
In questo scenario emerge un rischio che non può essere ignorato: lo spostamento progressivo della responsabilità verso le funzioni tecniche non sempre accompagnato da un corrispondente livello di potere decisionale
E tra queste funzioni rientrano, sempre più spesso i professionisti esterni
SINTESI
- la prassi ha già ampliato il perimetro dell’RSPP
- la riforma consolida questa evoluzione
- cresce il peso delle competenze tecniche
- aumenta la necessità di integrazione tra ruoli
- resta il tema dell’allineamento tra responsabilità e poteri
CONCLUSIONE
Non si discutono i buoni intenti della riforma.
Ma proprio per questo la sua utilità reale deve essere misurata sulla risposta corretta alla domanda: CUI PRODEST?
Una risposta che deve essere coerente:
- con tutti i ruoli
- con tutti i punti di vista
- ma soprattutto con l’obiettivo del sistema: LA TUTELA EFFETTIVA DI CHI LAVORA
In assenza di questo, il rischio non è la mancanza di coerenza normativa, ma lo spostamento delle criticità verso i punti più esposti del sistema.
Tutto ha senso solo se risponde in modo corretto alla domanda: CUI PRODEST?
Se la risposta non è chiara, il sistema non si rafforza: redistribuisce semplicemente il rischio e nulla più.
Ermanno Bon



