L’art.. 42 c 2 del DL “Cura Italia”, riconduce l’infezione Covid-19 nell’alveo dell’infortunio sul lavoro.

Come già abbiamo avuto modo di dire in articoli precedenti, il riconoscimento INAIL e responsabilità del datore di lavoro non vanno confusi:

  • l’indagine di INAIL riguarda solo l’indennizzabilità dell’infortunio e non può comportare valutazioni o conseguenze dirette sulla responsabilità civile o penale del datore di lavoro;
  • l’oggetto dell’accertamento da parte di INAIL verte nella direzione di valutare la presenza del nesso di causalità
    tra la malattia contratta dal lavoratore e l’attività lavorativa, al fine di stabilire se erogare la prestazione assicurativa;
  • INAIL non accerta se il Datore di Lavoro ha violato la normativa (la «colpa») oppure no;
  • il «riconoscimento di copertura assicurativa» da parte di INAIL è un evento, di per sé, irrilevante rispetto alla responsabilità del datore di lavoro.

La proposta di nuovo articolo 29-bis nella legge di conversione del D.L. 23/2020 tocca tutt’altra tematica (quella della responsabilità penale) e tende a ridimensionare la portata dell’art. 2087 c.c., identificando la condotta diligente attesa dal datore di lavoro con il puntuale rispetto delle prescrizioni contenute nei protocolli condivisi.

fonte: Avv. Francesco Piccaglia De Eccher