
Strategia Nazionale 2026–2030 per la Salute e Sicurezza sul Lavoro
8 Febbraio 2026La sicurezza si costruisce prima che accada l’evento.
Quando si parla di emergenze – incendio, evacuazione, infortunio grave, evento critico – spesso si dà per scontato che basti un piano scritto o una formazione fatta “una volta ogni tanto”.
La realtà, però, è molto diversa.
In emergenza le persone non fanno ciò che hanno letto, ma ciò che riconoscono come familiare.
È qui che entra in gioco un concetto chiave, ancora poco compreso ma fondamentale per una sicurezza realmente efficace: l’habituation funzionale all’emergenza.
Che cos’è
Con habituation funzionale all’emergenza si intende il processo attraverso cui le persone imparano a reagire in modo efficace a una situazione critica, riducendo:
• esitazioni
• comportamenti disordinati
• perdita di tempo
• errori dovuti allo stress
Non si tratta di “abituarsi al pericolo” o di banalizzare l’emergenza.
Al contrario: significa allenarsi a svolgere correttamente il proprio ruolo mentre lo stress è presente, prima che l’evento reale accada.
In altre parole: non ci si abitua all’emergenza, ma alla funzione da svolgere dentro l’emergenza.
Perché in emergenza le persone sbagliano (anche se formate)
Numerosi studi sul comportamento umano dimostrano che, in una situazione critica:
• il tempo sembra rallentare o accelerare
• l’attenzione si restringe
• la memoria delle procedure si riduce
• aumenta il bisogno di conferme
Questo porta al cosiddetto tempo di pre-movimento:
un intervallo in cui le persone non agiscono, ma interpretano, osservano, minimizzano o aspettano che qualcun altro decida.
Il risultato? Secondi preziosi persi. E in emergenza, i secondi contano.
Come funziona davvero l’habituation funzionale
1. Esperienza prima della teoria
La formazione teorica è necessaria, ma non sufficiente.
L’habituation richiede esperienza diretta, anche simulata.
Esercitazioni realistiche permettono alle persone di:
• riconoscere segnali
• prendere decisioni
• coordinarsi
• comunicare sotto pressione
Quando l’evento reale si verifica, il cervello riconosce uno schema già vissuto e reagisce più rapidamente.
2. Attivazione delle stesse funzioni mentali dell’emergenza reale
Una buona esercitazione non deve essere spettacolare, ma funzionale.
Deve attivare:
• decisione
• responsabilità
• flussi di comunicazione
• priorità operative
È il motivo per cui le esercitazioni “di carta” o meramente formali non producono reale sicurezza.
3. Riduzione del carico cognitivo
In emergenza non si improvvisa.
L’habituation crea automatismi corretti, che riducono il carico mentale:
• so chi decide
• so cosa devo fare
• so cosa non devo fare
• so a chi riferirmi
Questo limita comportamenti istintivi e pericolosi.
4. Stress controllato, non eliminato
Lo stress non si elimina: si governa.
Le esercitazioni funzionali introducono deliberatamente una quota di tensione, proprio per evitare che la prima vera esposizione allo stress sia l’evento reale.
Una sicurezza che non tiene conto dello stress umano è una sicurezza solo apparente.
Cosa NON è l’habituation funzionale
È importante chiarirlo:
❌ Non è routine vuota
❌ Non è “tanto è solo una prova”
❌ Non è un adempimento formale
Una cattiva esercitazione è persino pericolosa, perché crea false sicurezze e automatismi sbagliati.
Habituation e sicurezza sul lavoro: il valore concreto
Quando l’habituation funzionale è progettata correttamente:
• diminuisce il tempo di reazione
• migliora il coordinamento
• emergono criticità organizzative nascoste
• le persone diventano realmente affidabili in emergenza
È per questo che un piano di emergenza funziona solo se è già stato “vissuto”, non solo letto o firmato.
La visione di EB Sicurezza e Ambiente
In EB Sicurezza e Ambiente crediamo che la sicurezza non sia fatta di documenti, ma di comportamenti che tengono sotto pressione.
Per questo progettiamo:
• formazione mirata
• esercitazioni funzionali
• percorsi che tengono conto del fattore umano reale
Perché la vera domanda non è: “Abbiamo un piano?”
ma: “Le persone sapranno cosa fare quando servirà davvero?”
La prevenzione è silenziosa.
L’emergenza no.
E quando arriva, non perdona l’improvvisazione.



