Iniziano a vedersi sempre più i “frutti” di una situazione logorante e perdurante.

Stanchezza, demotivazione, tensione e rabbia.

“Cos’è la pandemic fatigue

Gli Stati europei hanno rilevato notevoli segni di stanchezza e stress nelle loro popolazioni derivanti dal perdurare della pandemia di Covid-19. La cosiddetta “pandemic fatigue” si traduce in una crescente demotivazione delle persone nel mettere in atto i comportamenti protettivi raccomandati per la tutela della salute dei singoli e delle comunità.
I messaggi fondamentali riguardanti lavarsi le mani, indossare le mascherine e mantenere il distanziamento fisico sembrano sempre meno efficaci. Tale demotivazione è naturale e ci si aspetta che sia così in fase di crisi. All’inizio di una situazione critica, infatti,  la maggior parte delle persone è in grado di attivare un sistema di adattamento mentale e fisico a cui gli esseri umani attingono per la sopravvivenza in situazioni di forte stress nel breve termine. Tuttavia, quando la situazione si protrae nel tempo, le persone devono adottare un diverso stile di gestione, ma la stanchezza e l’affaticamento fisico e mentale ne sono il risultato.
Diverse componenti legate alla motivazione individuale sono fortemente influenzate dalla longevità della pandemia. In primo luogo, la minaccia percepita del virus può diminuire man mano che le persone si abituano alla sua esistenza – anche se i dati epidemiologici mostrano che il rischio potrebbe, di fatto, essere in aumento.  Allo stesso tempo, il senso di perdita percepito, derivante dalla risposta alla pandemia (blocchi, restrizioni),  probabilmente aumenta nel tempo man mano che le persone sperimentano le conseguenze delle restrizioni a livello personale e sociale. Per alcune persone, quindi, l’equilibrio può cambiare e i costi percepiti della risposta possono iniziare a superare i rischi percepiti legati al virus.
In secondo luogo, un forte desiderio di autodeterminazione e di libertà può crescere man mano che continuano le restrizioni per un lungo periodo, aumentando la sensazione di perdita di controllo sulle proprie vite.
Da questa situazione emerge la necessità di approcci che riescano a riattivare un maggiore coinvolgimento della popolazione nella messa in atto dei comportamenti protettivi.”

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