Ammessa la disponibilità in futuro dei vaccini.

Questo il pensiero sull’opportunità di vaccinare i propri dipendenti o meno del Prof. Renzo Mulato, noto filosofo, al quale abbiamo chiesto di esprimere il suo punto di vista.

Come noto la nostra è anche una pagina di riflessione, di interesse trasversale, ma sempre legata agli aspetti di prevenzione infortuni o malattie professionali.

“Un datore di lavoro, conoscendo chi è il portatore del contagio, ovvero l’uomo stesso, è obbligato ad occuparsi della salute dei suoi dipendenti?”
Non c’è nessun dubbio:  se trascura questo aspetto in tempi di pandemia mette in questione tutti, le loro famiglie, l’azienda stessa. Sarebbe un azzardo dall’esito scontato. E negativo.
La possibilità di vaccinare tutti i dipendenti, ed in primis se stesso, si trasforma in un obbligo se si tratta di continuare il lavoro fino ad epidemia conclusa ed oltre.
Ma questo dilemma appartiene a qualsiasi famiglia o comunità o città.
E’ pur vero che abbiamo sentito fin dall’inizio alcuni parlare  della possibilità che morissero molte persone e che proprio questo costituisse la salvezza del “gregge”.
I medesimi, per quanto potenti, oggi hanno perso la parola. Osservo che la via maestra non è tanto escogitare nuove imposizioni. Formalmente ne  esistono  molte, ma solitamente finiscono per eccitare il gallismo italico che prende la strada del rifiuto per partito preso. Sostengo che questo problema si scioglie con la conoscenza e la persuasione; esaurite queste vie si procederà per garantire la sopravvivenza di una comunità, anche con strumenti coercitivi.Sul piano della conoscenza esiste una distorsione da combattere. Molti hanno capito, per informazioni distorte, che il virus COVID-SARS-19 provenga dagli animali (gli incolpevoli pipistrelli!) e da lì passi all’uomo. Come sarebbe accaduto recentemente con la Influenza Aviaria e la Peste Suina.
Quale che sia l’origine, il virus si diffonde a causa dell’uomo: siamo noi uomini che lo riproduciamo e lo diffondiamo tra i nostri simili. Ci sono perfino i portatori sani, tra di noi: non sono malati ma possono diffondere il virus, se non adottano le precauzioni precritte.

Quindi si pongano dapprima alcune domande ‘canoniche’:- Sei d’accordo con il principio per cui tu non farai mai agli altri quello che non vuoi sia fatto a te stesso?- Sei cosciente che se, per tua responsabilità, si diffondesse il contagio nel lavoro o nella famiglia o nella comunità … ti dovrai assumere ogni responsabilità ?  -Infine si chieda:- Se per salvare te stesso e  gli altri ottenessimo il vaccino anti – COVID19, ti impegni a fartelo iniettare immediatamente?Con un lavoro ‘ad personam’ si può arrivare alla totalità.Postilla.Quanto alla costrizione sarebbe utile accompagnare questo breve iter con la lettura di un articolo del Codice Penale italiano, che è stato redatto in tempi in cui infierivano epidemie letali, che provocavano malformazioni e morti, per le quali non esisteva nessuna cura né vaccino.

Articolo n. 438 del Codice penale.

Chiunque cagiona un’epidemia mediante la diffusione di germi patogeni è punito con l’ergastolo[448,452].

Se dal fatto deriva la morte di più persone, si applica la pena [di morte]

La pena di morte fu mai applicata, come la Costituzione repubblicana esigeva.

Renzo Mulato