Le relazioni umane, la gestione delle risorse umane, il clima aziendale.

Sono termini e definizioni ormai di uso comune, che portano a un recupero di valori e ad una qualità gestionale dei rapporti che sempre più vanno degradandosi.

Ciò che conta, in verità, è il principio di RECIPROCITA’.

Se è vero che devo avere rispetto, devo rispettare.

Se è vero che pretendo, devo anche dare.

Il rispetto della gerarchia, della persona, del ruolo, dell’età, sono elementi che devono andare oltre agli aspetti meramente contrattuali e del diritto.

Solo così non si supereanno mai i confini che portano alla degenerazione dei rapporti, non solo professionali.

Quando iniziano le sfide a braccio di ferro, normalmente si esce entrambi sconfitti, al di là di chi formalmente vince.

MOBBING e STRAINING.

Mentre sul MOBBING c’è ormai tanta letteratura, sullo STRAINING si trovano applicazioni e chiarimenti molto più recenti.

In un panorama in cui cresce sempre più l’interesse per la tutela della salute psicofisica del lavoratore, diviene un’esigenza anche ai fini giuridici, focalizzare l’attenzione sulle problematiche emergenti nei contesti lavorativi.
Nasce proprio da questo bisogno, l’individuazione di un grave disagio lavorativo, chiamato Straining, termine coniato dal dott. H. Ege, psicologo specializzato in Psicologia del Lavoro e delle Organizzazioni, esperto del settore tra i primi a tirar fuori l’argomento mobbing in Italia ed a cui si deve il merito di aver scoperto un fenomeno spesso confuso con due delle tematiche conflittuali più conosciute, presenti in ambito lavorativo: il Mobbing appunto e lo Stress occupazionale. 
Lo Straining, dall’inglese to strain”, ha un significato molto simile a quello di “to stress”, stringere, distorcere, mettere sotto pressione e indica, infatti, una situazione di stress forzato sul posto di lavoro, in cui la vittima (il lavoratore), subisce da parte dell’aggressore (lo strainer) che solitamente è un superiore, almeno un’ azione ostile e stressante, i cui effetti negativi sono di durata costante nel tempo.
La vittima, inoltre, deve trovarsi in persistente inferiorità rispetto allo strainer, la cui azione viene diretta volontariamente contro una o più persone, sempre in maniera discriminante.
Lo Straining, si differenzia dal Mobbing, per il modo in cui è perpetrata l’azione vessatoria. 
Per parlare di Mobbing, è necessario che l’azione di molestia sia caratterizzata da una serie di condotte ostili, continue e frequenti nel tempo, che venga riscontrato un danno alla salute e, infine, che questo danno possa essere messo in relazione all’azione persecutoria svolta sul posto di lavoro.
Nello Straining, invece, viene meno il carattere della continuità delle azioni vessatorie. 
Pensiamo, per esempio, al demansionamento, alla dequalificazione, all’isolamento o alla privazione degli strumenti di lavoro: si tratta, certamente, di situazioni stressanti che possono anche causare gravi disturbi psicosomatici, ma non di azioni ripetute nel tempo.
Quindi, la differenza fondamentale tra lo Straining e il Mobbing consiste nel fatto, che nel primo caso è presente un’ azione unica ed isolata, mentre nel secondo è fondamentale la continuità delle azioni vessatorie.

Un articolo di puntosicuro affronta il tema

https://www.puntosicuro.it/sicurezza-sul-lavoro-C-1/rubriche-C-98/sentenze-commentate-C-103/mobbing-straining-nelle-sentenze-civili-penali-dell-ultimo-anno-AR-19306/?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_content=3&utm_campaign=nl20190802%2BPuntoSicuro%3A+sommario+del+2+agosto+2019&iFromNewsletterID=2637