Anche oggi riproponiamo un post ancora molto attuale che merita una seconda lettura:

Prendiamo spunto da un dramma accaduto tempo fa.

Una imprenditrice, manovrando un carrello elevatore, muore.

Il consulente per la sicurezza viene trovato morto.

Suicidio!? C’è nesso con l’accaduto?

Quali sono state le cause scatenanti?

La sua reazione è dovuta ad uno stato emotivo di tale coinvolgimento, che il senso di colpa lo ha logorato fino a questo punto?

Certamente non abbiamo elementi utili per poter esprimere un parere basato esclusivamente su un articolo.

Certo però che questo ha imposto una riflessione ed una serie di domande.

Sono tanti anni che esercito questa professione, fatta di vittorie e sconfitte.

Le vittorie sono poco percepibili e misurabili, ma le sconfitte pesano come macigni.

Infortuni, malattie professionali.

Scenari di dramma e disperazione che vedi, vivi e ricostruisci.

Queste sono unità di misura certe e verificabili.

Quante ne hai evitate, grazie al tuo impegno paziente, antipatico, perseverante e grazie al coinvolgimento e convinzione di tutti?

Sono molto meno misurabili e, certamente, non riconoscibili immediatamente, ma con il tempo.

Di fronte ad un infortunio grave, ci si trova di fronte a reazioni terribili ed ognuno reagisce a modo suo, sulla base delle energie che ha in quel momento.

Il proprio ruolo, la propria emotività, la propria sensibilità, il proprio stato cognitivo ed il proprio coinvolgimento.

Ognuno, quindi, ha una reazione e conseguenza immediata.

Si pensa immediatamente all’infortunato, alla famiglia, ai coinvolti, alla propria attività, all’immagine, a cosa riferiscono i mass media, a cosa dice la gente…

Le cose poi prendono la strada dell’ansia, della speranza e, a volte, del dramma definitivo.

Subentrano poi rabbia, paura e disperazione.

Si inizia a sentire “sete di vendetta” e ricerca del colpevole.

E’ normale e giusto.

Nessuno, finora, si è mai fatto la domanda “Come sta il RSPP?”

Viene ascoltato, coinvolto, indagato.

Sempre più spesso condannato… dalla gente.

E’ un fatto: Il RSPP, quando accade qualcosa di orribile, è …. SOLO!

SOLO con le sue domande, con i suoi dubbi ed i possibili sensi di colpa.

SOLO con le sue frustrazioni.

SOLO e bombardato di richieste.

Il RSPP è preso dentro nel vortice, concentrato nel rispondere a tutte le mille domande che vengono sottoposte, oltre quelle che si pone.

In un attimo, l’UOMO OMBRA, ed ombreggiato, viene illuminato da un occhio di bue, a lui dedicato, e resta acceso per molto tempo.

Giorno e notte.

DIVENTA suo malgrado PROTAGONISTA.

Il RSPP segnala, individua, comunica.

Viene spesso classificato come una “rottura di scatole”, che crea problemi, che si “inventa” le leggi.

Meno gli si dice e meglio è?

Quando accade qualcosa, scatta la caccia al colpevole!

Perché non ha detto?

Lo sapeva?

Aveva visto?

Come lo aveva comunicato?

Cosa aveva comunicato?

Aveva usato le parole giuste e precise?

Dov’è l’evidenza?

…. doveva ripeterlo!!! ….

…. e nel frattempo si muore…

È una raccolta di riflessioni…

Riflessioni che non avranno mai una risposta, ma porranno altre domande.

Nessuno si chiede … ma TU RSPP COME STAI?

È il Tuo lavoro caro RSPP e, se lo fai bene, è un lavoro che non fa rumore.

È il Tuo lavoro caro RSPP.

Fallo con passione.                                                                                                                                                                                                                         Ermanno Bon

…. Dio delle città 

e dell’immensità,
se è vero che ci sei
e hai viaggiato più di noi,
vediamo se si può imparare questa vita,
e magari un po’ cambiarla,
prima che ci cambi lei…