Capita ancora oggi di vedere Piani Operativi di Sicurezza per attività di cantiere pericolosamente generici e, all’osservazione di specificare meglio le fasi, la comprensibilità, i soggetti interessati, etc. ci si sente rispondere piccati:

nessuno ci ha mai fatto osservazioni, me lo ha fatto la segretaria, li ho sempre fatti così…”

È necessaria una riflessione di base.

Nessuno ha il sadico desiderio di avere qualcosa da dire bensì le osservazioni nascono da un vissuto, esperienze condivise, volontà di tutelare TUTTI i soggetti interessati.

Il POS è di fatto una valutazione dei rischi che si porta con se l’analisi, le procedure, i DPC e/o DPI, le attrezzature utilizzate, i soggetti coinvolti e le eventuali interferenze…

DI QUEL CANTIERE/ATTIVITÀ.

Sicuramente è vero che molte fasi possono essere simili ma, in tanti anni di attività, mai un cantiere è uguale all’altro.

Il POS dev’essere comprensibile, chiaro e leggibile soprattutto per i lavoratori… i reali soggetti esposti!

In ultimo deve essere illustrato e compreso.

Tutto ciò premesso per dire che un POS non può e non deve essere un copia ed incolla, soprattutto se parte da una base generica o se soggetto nel tempo a tagli e semplificazioni.

Di seguito una posizione giuridica di sicuro interesse dove la Suprema Corte ha sottolineato ripetutamente che:

“il piano operativo di sicurezza costituisce uno strumento di prevenzione dei rischi connessi allo svolgimento dell’attività e, pertanto, deve contenere disposizioni specifiche in relazione alle diverse attività che vengono svolte nel luogo di lavoro, tali da rendere attuabili gli obiettivi del piano di sicurezza e coordinamento, non potendo costituire la mera riproduzione di quest’ultimo”. (Cassazione Penale, Sez.III, 13 luglio 2012 n.28136.)

Il nostro team è a vostra disposizione per verificare se il sistema che usate tiene in prospettiva sia di fatto, sia documentalmente, sia per metodo consolidato.